san patrignano ulivi

Sono Lorenzo e questa è la mia rinascita

Vengo da un passato difficile e buio. Da quando ho perso mio padre all’età di nove anni, la rabbia si è impadronita di me ed ha travolto tutto. Non sono più riuscito ad essere sereno, non ho più creato rapporti profondi con amici o fidanzate. Sono rimasto solo, chiuso nel mio dolore, e l’unica consolazione che ho trovato è stata la cocaina. Da quel momento, è cominciata una serie infinita di promesse non mantenute e comportamenti aggressivi che mi hanno portato ad allontanare tutti. Ricordo che una volta ho passato dieci giorni chiuso in casa, solo io e la mia ossessione. La mia compagna se n’era andata via con la bambina, mia madre non ne voleva più sapere. Venne a cercarmi mio fratello, che era stato chiamato dai vicini preoccupati. Avevo 28 anni, e non mi ero mai sentito così solo. Quando ha aperto la porta e mi ha visto, non aveva più tante parole da dirmi, erano anni che ne parlavamo. Mi disse solo “Lorenzo, guarda come sei ridotto. Cosa vuoi fare della tua vita?”. Sembrava che il mio destino fosse segnato, erano più di dieci anni ormai che non ero cosciente dei miei comportamenti e delle mie scelte, accecato dal malessere e dalle sostanze, ma in quel momento ho avuto uno sprazzo di lucidità. Ho chiesto aiuto, ho trovato una mano tesa e ho deciso di andare fino in fondo.

Ormai sono a San Patrignano da 3 anni e 7 mesi.

Il percorso di rinascita è iniziato con le prime fatiche affrontate senza l’aiuto della droga, faccia a faccia con me stesso. Ho cominciato subito a lavorare nel settore formativo delle Coltivazioni. Presto mi hanno affidato la prima responsabilità: avendo fatto per qualche tempo l’idraulico, mi sarei dovuto occupare degli impianti di irrigazione dell’orto. A San Patrignano una responsabilità non è mai solo una responsabilità. Anche per la più piccola mansione vengono richieste costanza, cura, confronto con gli altri, messa in discussione continua. Una responsabilità è un mezzo per scoprire i propri limiti. E’ così che semplicemente occupandomi di irrigazione ho scoperto la mia grande incapacità nel prendere un impegno. In effetti, quando ero fuori cambiavo troppo spesso lavoro e compagnie di amici, sempre alla ricerca di un’emozione nuova, sempre in fuga dalle difficoltà.
Poi è arrivato ottobre, il mese della raccolta delle olive, e sono stato inserito in quel gruppo di lavoro. Pensavo di dover semplicemente faticare, ma sono rimasto sorpreso dal senso di umanità che questo momento era in grado di assumere. La raccolta è la celebrazione del lavoro che da frutti, ma non solo. Era un’occasione per stare insieme, risate, racconti, l’opportunità di parlare con persone con cui avevi poco a che fare. Al momento del pranzo, ci sedevamo tutti sul prato a divorare i panini e goderci insieme la pausa. Insieme. Un gruppo. Col gusto di faticare per lo stesso obiettivo. Dopo anni passati nella solitudine più totale, quelle giornate mi hanno lasciato un po’ di calore e di serenità.

Poi tutto ritornava difficile come sempre. La mia incapacità ad affrontare con costanza i problemi, la voglia di mollare tutto ed andare via.

Però nel frattempo il mio impegno negli uliveti aumentava, stava ormai diventando la mia mansione principale. Mi piaceva, mi ci trovavo bene, e sempre più veniva fatto affidamento su di me. L’ulivo è una pianta che richiede molte attenzioni, e se hai certe responsabilità nella sua cura devi imparare a mettere da parte i tuoi malesseri per essere presente nel portarle a termine. Se si fa affidamento su di te per la disinfezione dei tagli sui rami, ti devi sforzare e andare a procurarti il rame. E in quelle giornate nere in cui senti che non ce la puoi fare, e la sostanza ti chiama come una sirena, devi pensare a quel ragazzino di diciannove anni che è appena entrato e ha bisogno che tu gli spieghi come si fa una potatura, perché si sente solo e a disagio e qualcuno lo deve guidare.

Sono cresciuto così, spinto dai ritmi incessanti della natura che non mi hanno mai permesso di adagiarmi.

Guardavo la crescita dei miei ulivi e pensavo che sono come noi: piccoli e spogli, come noi siamo vuoti di emozioni positive, qualcuno deve proteggerli dalle mosche parassite che li infettano e liberarli dalla vegetazione superflua che ne impedisce lo sviluppo pieno. Ma quando gli hai dato delle buone basi per crescere bene, da soli producono i primi chicchi di oliva, e poi si riempiono di frutti da cui uscirà un olio buonissimo. Intanto gli anni sono passati, ed io sono cambiato e mi sono riempito di frutti e di belle sensazioni. Ho imparato a portare avanti le mie responsabilità, ad amarle anche quando sono noiose o mi presentano davanti degli ostacoli. E così sto imparando anche a fare il papà di mia figlia, che ormai ha cinque anni, e di cui non ho più paura di prendermi cura. Sento che adesso posso farlo, sono un uomo che sa prendersi un impegno nei confronti delle persone a cui tiene. L’insicurezza e la rabbia non mi allontaneranno più da loro. Quei sentimenti non mi controllano più, sono io che li tengo sotto controllo.

Adesso sono un uomo libero, e sono finalmente in grado di amare.