Sognando la Provenza

Il maggio nelle Coltivazioni è un susseguirsi di giornate lunghe, piene di sole e di profumi di tigli in fiore, erba e rose. L’attività in serra è frenetica, l’orto regala primizie in abbondanza, gli ulivi crescono rigogliosi, bagnati da leggere piogge primaverili. Il verde è ovunque in mille sfumature, il sole tinge i volti. Come quello di David. Non è la prima volta che lui si occupa di piante, prima di entrare a San Patrignano ha lavorato in un agriturismo biologico.

“Mi piaceva il contatto con la natura, la semplicità di ritmi primitivi, il raccogliere i frutti di una terra fertile e ricca”. David arriva dalla provincia di Gorizia, ultimo di cinque figli, una famiglia modesta dove farsi largo per conquistare la propria autonomia è difficile per diverse ragioni. “I miei appartengono ad una confessione religiosa molto rigida, da cui io e i miei fratelli e sorelle abbiamo preso le distanze ma da bambino ho sofferto molto per le prese in giro dei compagni di classe. Mi sentivo diverso, strano, lontano anni luce dalla normalità dei ragazzini della mia età”.

Quella di David è un’adolescenza sofferta, segnata da responsabilità troppo grandi, da cui vuole fuggire. E l’unica via immediata che trova è nelle sostanze, che per un attimo lo fanno sentire uguale agli altri, accettato.
“A 18 anni mi ero innamorato di una ragazza, vivevo già per strada perché i miei mi avevano sbattuto fuori. Lei mi ha accolto a casa sua, i suoi genitori erano ex hippie. Era la famiglia che avevo sempre desiderato”. La serenità dura poco, l’uso continuo di droghe lo spinge via, finisce in overdose, poi entra in Comunità.

“Ho pensato: ‘per una volta voglio provare a fare quello che mi dicono’. Nessuno pensava che ce la facessi, nessuno avrebbe speso una parola ottimista per me. Ho iniziato a tirare fuori tutta la mia rabbia accumulata negli anni per il fallimento generale della mia vita, le aspettative deluse, un’esistenza in bianco e nero fatta di giorni vuoti, di tetraggine e silenzio insopportabili”. Dopo tre anni di fatica, David ha trovato se stesso. “Ho trovato amici veri, persone che ci sono quando sto bene ma anche quando sto male. Ho trovato una famiglia e anche un po’ di speranza”. I sacrifici non lo spaventano, lui di una cosa è certo: “Non sarò mai più quello di un tempo”. E sogna un futuro a colori, un lavoro all’aria aperta con persone con cui sta bene, come oggi. “Mi piacerebbe vivere in Provenza – lo dice quasi arrossendo -. E’ il mio sogno più grande”.