“Io non ho più paura”

“Eppure sentire… C’è un senso di te”. Ci sono vite che più di altre assomigliano al testo di una canzone.

Vite come quella di Luca, 28 anni, bolognese, gli occhi color cobalto. Una parlata svelta, amichevole e dei modi gentili, da bravo ragazzo. Si fa fatica ad immaginare quanti sforzi, quanto sudore ci ha messo per rialzarsi dopo essere caduto. “Per me la vita è stata camminare su una fune, c’è chi un passo dopo l’altro arriva, mentre io con una serie di colpi sono crollato”.

Era un bambino felice ma solo Luca. I genitori avevano lavori dirigenziali. Scuole private, lunghi pomeriggi ai campi solari. La sera a cena poche parole, molta stanchezza. Ma è un bravo bambino anche se sempre alla ricerca di attenzioni. Si iscrive all’istituto di Agraria, qui i compagni della sua età non gli bastano, cerca i grandi, il gruppo, le prime canne. Un consumo “normalizzato” tra i suoi amici, si studia, ci si diverte, si sballa. “Mi faceva stare bene. Ero euforico. Non pensavo a casa, ai miei genitori, loro vivevano inseguendo sogni che non erano i miei”. Si diploma e inizia a lavorare in cerca di un’autonomia che gli da sicurezza. Un giorno gli affiancano una ragazza nuova in ufficio.

“Lei era diversa dalle altre, mi affascinava, era sfuggente, misteriosa, bella”. Dopo mesi capisce che lei fa uso di eroina, “non avevo elementi per valutare e capire, non sapevo dove mi stavo buttando, mi nutrivo di emozioni iperboliche, non avevo paura ma solo bisogno di evadere”. Come nei film a lieto fine Luca pensa che il sentimento prevarrà sulla dipendenza, che c’è un senso, che l’amore trionferà. Invece per rabbia e sfida verso di lei inizia anche lui a fare uso di oppiacei, forse per avere da lei quell’attenzione che gli è sempre mancata.

E’ l’inizio di un amore tossico, una sequenza interminabile di bugie, illusioni, tradimenti. “Eppure la amavo”. Lo salva capire che deve allontanarsi da lei ma nel tira e molla che spesso precedere la rottura lei resta incinta e decide di tenere la bambina. Combattuto tra il senso di responsabilità e la paura per tutto quello che poteva succedere mettendo al mondo un figlio in quella situazione, Luca sprofonda in uno stato di confusione assoluta, brucia dentro e trova conforto solo nelle sostanze che spostano il problema sempre un po’ più in là, oltre la notte.
Capisce che deve entrare in comunità.

Sono passati anni, la bambina oggi ne ha sei e lui l’ha vista solo per pochi mesi appena nata, oggi lei vive con la madre in una casa famiglia. Luca adesso è un ragazzo diverso, la sua forza l’ha costruita stando a San Patrignano con gli altri, “compagni di un viaggio dentro me stesso”. Luca oggi ha un nome per le sue fragilità, non ha paura di decidere, è determinato a ritrovare il rapporto con la bambina, pensa a lei, al nuovo amore che verrà, a fermarsi e non scappare più.