Il Natale di Bianca

Il Natale per me prima era esclusivamente basato sul denaro. Per anni ho associato all’idea delle festività un’equazione monetaria, l’occasione per “fare cassa” e rimpinguare le mie finanze grazie al contributo della parentela, nonni, genitori, zii e zie. Scartavo le buste in modo febbrile senza apprezzare il gesto di generosità che mi veniva offerto. Avrei comprato l’ultimo modello di telefonino e il resto per la scorta dallo spacciatore. Per me il Natale era questo e niente più.

Con il denaro accumulato facevo quello che volevo. Dopo pranzo iniziavo a bere fino a ubriacarmi con i miei amici e la sera mi facevo di eroina.

I miei genitori si sono separati quando avevo 12 anni. Loro erano figli unici e con la fine del matrimonio è arrivata anche la disgregazione delle riunioni famigliari in occasione delle ricorrenze. Attorno alla tavola, a Natale, eravamo solo io, mio fratello piccolo, mia madre e mia nonna. Mio padre era sempre all’estero per lavoro, una lontananza non solo fisica che col tempo aveva allentato il nostro legame. Nelle poche occasioni in cui lo incontravo, non avevo più niente da dirgli. Eravamo semplicemente due estranei seduti a un tavolo di un qualsiasi ristorante.

Sono entrata a San Patrignano nell’ottobre 2013, settore Coltivazioni, avevo 25 anni. Poche settimane ed era già dicembre, iniziavano i preparativi del Natale e io non sopportavo quell’aria di entusiasmo, di allegria. Tutta questa manifestazione di affetto mi sembrava una cosa da deboli, da sentimentali. La sera di Natale mi sono seduta a tavola con le ragazze del mio settore, poi a un certo punto si sono abbassate e luci. Nel buio, illuminate solo dal lume della candela che reggevano in mano, le ragazze “angeli” della comunità giravano tra i tavoli portando ad ognuno di noi un regalo. Quegli angeli con i volti così puliti, così veri, così semplici con le loro tuniche lise e un filo di lana rosso ad abbellire i capelli mi hanno fatto scoppiare a piangere. E lì ho tirato fuori tutto il mio malessere per la prima volta.

L’anno dopo seguivo una ragazza entrata da poco. Anche per lei il Natale fuori non aveva senso. Allora ho cercato con tutta me stessa di rendere quel giorno speciale per lei. Non potevo pensare che non stesse male ma ho provato con tutta la mia forza a starle vicino, a farle sentire che ero io, Bianca, al suo fianco per aiutarla. Oggi ancora mi ringrazia per quella sera.

San Patrignano per me è stato anche questo, la scoperta del senso profondo del Natale. Ho capito che sentimenti ed emozioni non hanno prezzo e solo adesso per me Natale significa magia e un traguardo raggiunto perché finalmente sto realizzando me stessa attraverso scelte mie. Soltanto mie. Oggi la mia vita è piena di sogni, di progetti, di voglia di fare. Sono cinque anni che non possiedo un telefonino ma mai come ora sono stata circondata di affetti e di amici.