I nostri pensieri la mattina presto, quando sorge il sole

I nostri pensieri la mattina presto, quando sorge il sole

Luglio, la mattina presto, nei campi di San Patrignano

Ho sempre amato svegliarmi presto la mattina ma qui è ancora meglio. D’estate nei campi tutto splende di una luce diversa. Alle cinque, quando il sole sta per sorgere, il cielo assume dei colori fantastici, tra l’azzurro, il verde e il giallo. Non posso spiegarlo. Bisogna vederlo coi propri occhi, con l’aria ancora fresca che soffia in faccia e con un po’ di sonno che fa sbadigliare.

Sono ormai tre anni che faccio parte del settore coltivazioni. Luglio è un mese molto importante perché la produzione è al massimo del regime e bisogna preparare gli ulivi per settembre, quando ci sarà la raccolta. Durante il giorno si fa fatica a lavorare a causa del caldo così iniziamo presto, alle cinque del mattino, andando a pranzare e riposarci dalle undici alle quattro del pomeriggio.

Amo questo periodo, perché d’estate la natura è nel pieno delle sue forze e mi sento veramente bene, soprattutto la mattina. Ma non per tutti è così.

La condivisione delle debolezze che regala forza

Sono arrivato a San Patrignano tre anni fa per cercare di dare un senso alla mia vita, per salvarmi. Mi ricordo bene i primi tempi qui: ogni cosa portava la mia mente fuori, alla mia vecchia vita. Non volevo stare qui e nei momenti di sconforto tutti i miei propositi venivano meno. Mi ricordo quelle sensazioni, che non vorrei più rivivere, ogni volta che vedo i ragazzi arrivati da poco.

Siamo in cinque, stiamo sul trattore per andare sull’altro versante della collina, dove si trova un campo di ulivi “giovani”, piantati da poco. Con noi c’è Giovanni, un ragazzo che è qui da cinque mesi. Mi basta guardarlo per capire, per sapere a cosa sta pensando. Molte volte tutto quello di cui abbiamo bisogno è semplicemente tirare fuori quello che c’è dentro, senza tentare di capirlo da soli, parlandone con qualcuno con la voglia di ascoltare.

Mi dice che sta pensando di andarsene. Ieri sera guardava verso il lungomare di Rimini, ricordandosi tutte le sere passate lì a far festa, a girare per locali, in mezzo a drink e ragazze. Dice che non ce la fa più a stare qui, in mezzo a noi, che forse questa non è la sua strada. Io lo ascolto, lascio che il rumore del trattore ci avvolga. Comprendo quello che sta passando, semplicemente perché l’ho vissuto anch’io. Lo guardo e gli rispondo, con semplicità:

“Giovanni, comprendo quello che senti. Non ho la soluzione, non so come farti smettere di pensare a questo. È vero, queste cose ci mancano e non torneranno per un bel pezzo. Sinceramente a me mancava una cosa fondamentale fuori di qui, qualcosa che nemmeno le serate riuscivano a darmi: qualcuno che mi chiedesse come stessi, a cui importasse davvero. Stavo lì, in mezzo alle ragazze, ai drink e a tutto il resto, ma io non facevo quello che facevano gli altri: non mi divertivo, cercavo solo di non pensare ai miei problemi, di scappare. In realtà, più stavo in mezzo alla gente più mi sentivo solo. Scherzavamo tutta la sera ma non parlavamo di niente. La mattina dopo ricominciava tutto da capo.”

Prendere decisioni pensando a ciò che ci fa stare bene

Gli uccellini cinguettano, comincia a sorgere il sole. L’aria inizia a essere tiepida. Tra un’ora sarà caldo. Sulla collina niente si muove tranne il trattore che attraversa lentamente in salita la distesa di ulivi donati da Klorane Botanical Foundation.

 “Non farti fregare dalla mente, Giovanni. Spesso, quando pensiamo a quello che non abbiamo, ci ricordiamo solo delle cose belle, dei lati positivi. È normale. Non posso dirti cosa fare ma, se devi prendere una decisione, pensa a cos’è che ti fa stare veramente bene, poi lotta per ottenerlo. Secondo me se guardi le cose per quello che sono realmente, capendo quanto valgono davvero per te, dopo non sarà così difficile.”

Restiamo lì a guardarci, sobbalzando mentre il trattore ci porta al campo. Lui si gira, guarda verso l’orizzonte, verso il mare. Io guardo questa collina e penso a tutte le estati che ci ho già passato e a quanto bene mi ha fatto stare qui. Questi campi mi hanno visto cambiare.

Dopo un minuto Giovanni si gira e mi mette una mano sulla spalla. Sorride. Il trattore si ferma, siamo arrivati. Scendiamo e ci ritroviamo in mezzo al silenzio. Gli altri ci guardano:

“Ehi, quei due hanno parlato tutto il viaggio! Cosa avete da dirvi, a quest’ora del mattino?”.

Noi ci guardiamo e ridiamo.

“Eh, sapeste…”