Con te stesso devi fare quello che stiamo facendo con questi ulivi: tagliare i rami secchi per far crescere quelli nuovi

La primavera è vicina

Una brezza tiepida, appena accennata, nell’aria ancora fredda di febbraio è il segnale che l’inverno tra poco finirà dando inizio alle belle giornate di sole, ai fiori che sbocciano: la primavera è vicina.

I ragazzi delle coltivazioni conoscono bene questa brezza. Quando la sente, Alessandro coglie il segnale della natura. È questo il momento in cui inizia veramente l’anno per la coltura degli ulivi: bisogna dare il via alla potatura.

Sono le sette. I ragazzi si sono svegliati presto, hanno già fatto colazione. Il trattore li ha portati a Cerasolo, dove c’è uno degli uliveti di San Patrignano. Scendono dal cassone con un salto. Sono in cinque, hanno con loro i panini per la merenda e le felpe che toglieranno tra qualche ora, quando uscirà il sole. Alessandro prende la parola, coordina i ragazzi, raccomandandosi di fare un lavoro minuzioso.

La potatura degli alberi di ulivo

Mentre inizia a tagliare i primi rami, affiorano alla sua mente i ricordi di qualche anno fa. Alessandro era appena entrato, quella situazione gli pesava tantissimo. Si sentiva un groviglio di rami secchi, così appuntiti che assomigliavano a dei rovi. Non sapeva nemmeno più di avere un tronco, della linfa, in mezzo a quel groviglio. In quelle prime mattine, nel settore coltivazioni, Alessandro vedeva nel suo lavoro soltanto il freddo, la fatica, il fango, la distanza da tutto ciò che conosceva di bello. In quel momento, la sua vita non sarebbe potuta andare peggio.

Mentre oggi Alessandro vede nel suo lavoro una passione, la voglia di fare le cose bene. Spesso paragona gli ulivi al ciclo della vita, per apprendere lezioni silenziose, naturalmente. Non è stato per niente facile: ci sono voluti mesi, pianti e litigate, per tirare fuori tutte le cose che si teneva dentro. Niente può fare male come un pensiero non detto, un problema che non si vuole risolvere. Oggi che sta bene, mentre affronta il suo percorso con un’altra testa, Alessandro guarda Cristian, un ragazzo nuovo. Mentre pota i rami vecchi, il suo sguardo si perde nel vuoto, fa il lavoro alla buona. Sa cosa sta provando in quel momento, ci è passato prima di lui.

Lo raggiunge e gli fa vedere come si fa. Cristian nemmeno lo guarda, dice solo che ha capito, che farà meglio. Gli chiede che cos’ha. Cristian risponde “Dai, lasciami stare… cosa vuoi?”. Alessandro insiste, vuole semplicemente sapere come sta anche se, in fondo, se lo immagina. Così gli racconta la sua storia, mentre lavorano insieme.

Tagliare i rami secchi per far crescere quelli nuovi

«All’inizio mi mancava tutto. Mi guardavo intorno e mi chiedevo dove fossi capitato. Mi sentivo un fallito. Avevo fatto del male a tutte le persone che mi volevano bene, avevo speso tutti i miei soldi. Ero un derelitto, una persona distrutta che si portava addosso tutti i rimorsi di quello che avevo fatto per comprarsi l’eroina. Ancora oggi mi vergogno a raccontarlo. Non sapevo nemmeno da che parte andare, per stare meglio. Cambiare fa male. Chiunque tu sia, qualunque cosa ti porti a farlo, fa sempre male. In fondo, tu sei un ragazzo con tante qualità e talenti da esprimere, proprio come me e come tutti quelli che sono arrivati qui. Non sei sbagliato. Devi solo metterti in gioco, parlare di tutto quello che ti porti dentro, che non hai mai detto a nessuno. Non c’è un altro modo per stare bene. Per scoprire la parte migliore di te, devi fare quello che stiamo facendo con questi ulivi: devi tagliare i tuoi rami secchi per far crescere quelli nuovi. Devi affrontare le tue difficoltà. Quelle cose che non sai come dire devi tirarle fuori, anche se non sai come farlo. Fallo e basta. Io sono qui per ascoltarti. Ci sono passato anch’io prima di te, so come ti senti. Io posso capirti.»

Un lavoro importante e molto di più

Visti da lontano, dall’altra parte della collina Cerasolo, cinque ragazzi potano i rami degli ulivi, quelli più giovani, piantati grazie al progetto di Klorane Botanical Foundation ancora non hanno bisogno. Alcuni ragazzi parlano tra loro, altri lavorano sodo. A prima vista, possono sembrare coltivatori, che svolgono una lavorazione importante. Ma in realtà stanno facendo molto di più.